Le quattro dimensioni della digitalizzazione e il futuro delle biblioteche pubbliche

Giulio Blasi (settembre 2019)

Oodi (Helsinki): il Book Heaven è accompagnato da un servizio di e-library

1. Premessa

Avevo da tempo in mente di scrivere sulle diverse dimensioni del digitale in biblioteca, con l’obiettivo di offrire un’immagine il più possibile ampia e non focalizzata su aspetti particolari che impediscono di cogliere il quadro di insieme.

  • una pars destruens in cui sottoporrò a critica le affermazioni di Monti
  • una pars construens in cui, lasciando da parte la critica, proporrò un modello per aiutare letteralmente a “vedere” tutte le dimensioni della digitalizzazione in biblioteca.

2. Il post di Stefano Monti step-by-step

1) “In un mondo sempre più veloce, le indicazioni del consumo dedicate alla lettura e le statistiche relative alla fruizione delle biblioteche esprimono un tendenziale negativo che non va assolutamente sottovalutato”
(le biblioteche stanno vivendo un trend negativo nei prestiti e degli altri parametri di impatto e performance)

The Art of Google Books: un sito dedicato agli “strafalcioni” della mass digitization di Google

3. Perché Monti sbaglia a 360 gradi sul tema del digitale

Sono certo che la posizione di Monti sia più complessa e articolata di quanto emerga dal post che ho scomposto sopra ma qui poco importa. Mi importa invece in questo capitolo mostrare, anzitutto in negativo e poi in positivo nel prossimo, perché bisogna stare molto attenti a trattare con superficialità il tema della digitalizzazione delle biblioteche. Il post di Monti (come ho già spiegato) diventa per me il modello di una posizione generale molto diffusa.

  • New York Public Library: 4.000.000+ prestiti di ebook
  • Seattle Public Library e San Francisco Public Library : 2.000.000+ prestiti di ebook
  • Nashville Public Library e Brooklyn Public Library: 1.000.000 prestiti di ebook
“Free To All”, l’ingresso della Boston Public Library
Oodi (Helsinki)
Il network del mercato bibliotecario

4. Le quattro macro-dimensioni della digitalizzazione in biblioteca

Il bias più tipico nei discorsi sulla digitalizzazione consiste secondo me nel focalizzare un singolo significato del termine (senza definirlo adeguatamente). Ciò porta allo sviluppo di posizioni per forza di cosa limitate prospetticamente che rinunciano a un’immagine complessa e comprensiva del tema.

Le quattro dimensioni della digitalizzazione delle biblioteche

4.1. Contenuti Digitali

La distribuzione dei contenuti digitali per le biblioteche segue — come è ormai universalmente noto — regole del tutto diverse dal retail standard. Sotto l’etichetta di “prestito digitale” (e-lending) si usa far confluire l’insieme delle modalità di licenza che regola il modo in cui editoria, distribuzione e biblioteche si sono accordate per “tradurre” in operazioni bibliotecarie una modalità di accesso a contenuti (ebook, audiolibri, periodici digitali, musica, film, ecc. ecc.) originariamente pensati per il retail e non per un mercato istituzionale (B2B) come quello bibliotecario. E’ inoltre noto che mentre il prestito di libri cartacei è regolato dalla legge sul diritto d’autore sotto forma di “eccezioni” alle leggi correnti, la distribuzione di contenuti digitali richiede obbligatoriamente accordi diretti tra biblioteche e sistema editoriale.

Su MLOL vengono distribuiti 7.000+ periodici commerciali e 32.000 testate storiche digitalizzate
Un viewer IIIF che permette di confrontare e annotare manoscritti
Lo schema del progetto di digitalizzazione in corso alla Biblioteca Estense di Modena
Clicca qui per vedere l’esplorazione dell’immagine (segui le frecce nel campo testuale)
La biblioteca dell’IC3 di Modena dove studenti e insegnanti prendono a prestito ebook e periodici digitali

4.2. Procedure

La discussione sui contenuti digitali è la parte (solo apparentemente) più ovvia o almeno visibile del nostro tema. Le biblioteche tuttavia sono anzitutto organizzazioni e nelle organizzazioni sono le procedure operative e decisionali a svolgere un ruolo decisivo.

  • catalogazione (reti locali, SBN, OCLC, ecc.)
  • movimentazione
  • logistica
  • ricerca (OPAC, metaOPAC)
  • cooperazione e prestito interbibliotecario (analogico e digitale)
  • l’acquisto di contenuti analogici e digitali avviene oggi su sistemi di e-commerce totalmente indipendenti. L’integrazione di questi mondi consentirebbe un’ottimizzazione radicale degli investimenti e lo sviluppo di procedure unitarie (e semi-automatiche) di approval planning come quelle recentemente descritte benissimo da Sara Dinotola. Non è per nulla banale lo sviluppo di integrazioni simili e non si tratta solo di complessità analitica delle applicazioni da sviluppare ma di sistematizzare proceduralmente (proprio grazie alle opportunità di integrazione digitale tra ambiti distinti) aree di lavoro bibliotecario oggi lasciati alla valutazione soggettiva degli operatori.
  • long term digital preservation: i contenuti digitali pongono problemi inediti agli istituti di conservazione sui quali si discute da almeno tre decenni e che costituiscono ormai un vero e proprio settore applicativo e di ricerca. Una delle più importanti biblioteche digitali al mondo, Hathi Trust, gestisce ad esempio una politica formalizzata di conservazione digitale a lungo termine. Curando una raccolta di saggi sul tema nel lontano 2003, mai avrei immaginato che oltre 16 anni dopo saremmo stati ancora (in Italia) in una situazione in progress sostanzialmente da normalizzare quanto alle strategie, alla suddivisione di compiti e responsabilità tra le istituzioni bibliotecarie di conservazione più importanti. In ogni caso, questo è un ambito procedurale decisivo per fare in modo che nel tempo le biblioteche consentano di mantenere l’accesso a risorse digitali del passato viceversa destinate all’obsolescenza e all’oblio radicale.
  • deposito legale digitale: connesso al tema precedente (un suo sottoinsieme in realtà), il deposito legale dei libri e delle pubblicazioni a stampa è normato da leggi sin dall’unità d’Italia. Lo sviluppo di un equivalente digitale di tale servizio è la precondizione (anche per ragioni economiche e logistiche) perché le biblioteche italiane rimangano — nel tempo — il deposito di tutto quanto viene pubblicato nel nostro paese, un compito che nessun altra istituzione potrebbe svolgere e il cui sviluppo è strategicamente cruciale per mantenere le biblioteche in una posizione centrale per la preservazione e il monitoraggio della filiera della lettura nel nostro paese. Al momento la normativa sul tema è in via di evoluzione e la situazione è ferma a una sperimentazione realizzata da alcune biblioteche nazionali italiane e descritta in un articolo del 2014 da Giovanni Bergamin e Maurizio Messina. Si veda questo documento della Library of Congress per uno stato dell’arte del problema bel mondo.

4.3. Dati

La terza dimensione della digitalizzazione bibliotecaria è probabilmente quella più centrale oggi e quella su cui si è lavorato di meno (nonostante i lavori pionieristici in Italia di Chiara Faggiolani e altri). Al di là delle mode terminologiche, il tema dei big data è oggi decisivo perché designa un intero ambito di applicazioni e servizi basati su una conoscenza e un monitoraggio sistematico delle azioni che gli utenti svolgono in biblioteca. Se queste azioni lasciano tracce digitali (legalmente acquisite dal punto di vista della privacy) e se si fa in modo che tali tracce vengano generate e registrate per tutte le tipologie di comportamenti degli utenti che riteniamo rilevanti, ciò apre la possibilità di sviluppare una generazione totalmente nuova di servizi in biblioteca.

  • dati sui prestiti analogici e digitali (serie storiche) filtrabili per tutte le dimensioni dei record bibliografici: in pratica si tratta dell’incrocio tra dati dell’utente e metadati bibliografici
  • nei sistemi basati su login: ricerche, schede e pagine consultate, dati contestuali delle transazioni (data, orario, device di accesso, ecc.)
  • accessi in biblioteca (se monitorati, oppure deducibili per difetto dai dati sui prestiti analogici)
  • relazioni con il CRM (a sua volta filtrabili per problematiche)
  • uso di servizi digitali on site (wifi, postazioni informatiche, ecc.)
  • partecipazione a eventi con registrazione
Sperimentazione di raccomandazioni di ebook su MLOL, filtrabili per argomento e per disponibilità al prestito
La schermata della pagina Anobii di Andrea Zanni, vista dal mio account Anobii

4.4. Comunicazione

La quarta dimensione della digitalizzazione bibliotecaria riguarda la sfera della comunicazione tra tutti gli attori dei processi bibliotecari (e quindi principalmente tra bibliotecari e utenti). Il cattivo marketing — come ci ha insegnato Kotler — identifica questa singola dimensione con la totalità del marketing (che invece ha quattro dimensioni e non una: la definizione del servizio in rapporto a un target di utenza, la dimensione economica, la dimensione distributiva e infine appunto la dimensione comunicativa, le cosiddette “quattro P” del marketing).

5. In conclusione: un’ipotesi storiografica

Il rapporto tra questo post e quello di Monti è volontariamente overkill. Ho cercato di partire da un’affermazione sintetica e apodittica sulla digitalizzazione e ho ricostruito le ragioni che impongono una visione più ampia del problema.

Giovane con rotolo, da Pompei, VI Insula Occidentalis — Museo archeologico nazionale di Napoli (inv. nr. 9085).
  • una seconda fase (a partire grosso modo dalla metà del XX secolo) in cui si afferma e si sviluppa la cosiddetta “società dell’informazione”, una fase in cui l’esplosione di tipologie mediali avvenuta tra XIX e prima metà del XX secolo viene riconcentrata nel concetto di “multimedialità” e cioè nel fatto che i media digitali diventano trasversali rispetto alle differenti tipologie di media del sistema precedente. La differenza tra musica, libro, periodici e cinema non è più una differenza mediale, di supporto, ma una differenza nelle modalità di codificazione del medesimo medium digitale.
Una “inquadratura” da Apocalittici e integrati di Umberto Eco.

(MLOL)

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